Lasciatemi una domanda curiosa a cui rispondere e vi pubblicherò al più presto!!!
LO SAPEVATE CHE....?
Ho trovato un simpatico sito sul web che informa su molte curiosità (http://www.exmontevecchio.com/curiosita.html). Sentite questa che è proprio bella. "Se una statua rappresenta una persona su un cavallo che ha entrambe le zampe anteriori sollevate, significa che la persona in questione è morta in guerra. Se il cavallo ha solo una zampa anteriore sollevata, la persona è morta a seguito di una ferita riportata in guerra. Se il cavallo ha tutte le quattro zampe a terra, la persona è morta per cause naturali."
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PERCHE' AL TRAMONTO IL CIELO CAMBIA COLORE?
I colori del cielo cambiano in base alla composizione chimica dell'atmosfera e all'angolazione con cui provengono i raggi, in altre parole dipende da 'quanta strada fanno i raggi di luce'..
L'effetto si chiama scattering.
E' questo l'effetto che di giorno rende azzurro il cielo, ovvero le molecole di cui è costituita l'atmosfera 'diffondono' prevalentemente la lunghezza d'onda blu.. mentre verso sera, il raggio di luce attraversa una zona più spessa di atmosfera e la lunghezza d'onda più diffusa e quella del rosso... Infatti quando il sole scende verso l'orizzonte, i suoi raggi attraversano il cosiddetto "pulviscolo" atmosferico con un angolo di incidenza diverso rispetto a quando è alto nel cielo. Ciò determina una rifrazione che cambia la frequenza stessa della luce, portandola verso valori più bassi, come ad esempio il classico rosso. ci sono poi casi in cui i colori del tramonto sono assai più vari. Il colore dipende anche dalla chimica dell'atmosfera..
Ad esempio, nelle grandi città, il cielo notturno dà sul rosso (mentre in montagna è nero, epieno di stelle) e al tramonto, più volte si vede un cielo rosa-blu con nuvole viola.. questo effetto è causato dall'inquinamento. Generalmente le grandi città hanno un proprio alone di inquinanti e prodotti di scarico (ad es, gli idrocarburi incombusti), e queste particelle diffondono diversamente i colori rispetto all'azoto, all'ossigeno, ecc.. (costituenti naturali dell'atmosfera), regalandoci questi spettacoli al tramonto.... ma da questa prospettiva non è più molto romantico!!
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PERCHE' TENERE UN DIARIO ON LINE SI CHIAMA BLOG? Domanda di xleonardo
Il blog è un luogo dove si può (virtualmente) stare insieme agli altri e dove in genere si può esprimere liberamente la propria opinione. È un sito (web), gestito in modo autonomo dove si tiene traccia (log) dei pensieri; quasi una sorta di diario personale. Ciascuno vi scrive, in tempo reale, le proprie idee e riflessioni. Il termine blog è la contrazione di web log, ovvero "traccia su rete". Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog. Il termine weblog è stato creato da Jorn Barger nel dicembre del 1997. La versione tronca blog è stata creata da Peter Merholz che nel 1999 ha usato la frase "we blog" (cioè "noi blogghiamo) nel suo sito, dando origine al verbo "to blog" (ovvero: bloggare, scrivere un blog).
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PERCHE' SI DICE SCHIACCIARE UN PISOLINO? Domanda di TheArkLady
Schiacciare un pisolino è un modo di dire popolare di origine toscana : già prima del 1573 il verbo stiacciare (schiacciare) veniva usato a Firenze per indicare il fare una breve dormita (“stiacciare un sonnellino”, A.Bronzino). Il termine pisolino è un diminutivo di pisolo e li troviamo usati entrambi in Toscana nella metà dell’Ottocento, assieme anche a pisolare, nel senso di un sonno breve e leggero. Pisolo è un termine attestato già dal 1796 nel dialetto veneziano e ha un’etimologia incerta. Si pensa che derivi dall’aggettivo pesolo, usato in letteratura nel significato di “pendulo, pendente o anche dondolante ( Dante Inferno : “ E ‘l capo tronco tenea per le chiome, pesol con mano a guisa di lanterna” ), per il tentennare della testa di chi dorme. Anche nel dizionario etimologico il termine pisolare significa muovere la testa qua e là e inchinarla proprio di chi sonnecchia.
Ricordati di lasciare una domanda curiosa nei commenti e ti pubblicherò.
PERCHE' LA BANDIERA ITALIANA E' VERDE, BIANCA E ROSSA?
Il tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta "che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti".
La prima campagna d'Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799, sgretola l'antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola, ma fu proprio in quegli anni che la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o militare, ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa. Nonostante il vessillo tricolore fu soffocato dalla Restaurazione, esso continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei moti del 1831, nelle rivolte mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli Bandiera, nelle sollevazioni negli Stati della Chiesa. Dovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che accende gli entusiasmi e ispira i poeti: "Raccolgaci un'unica bandiera, una speme", scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani.
Il 14 marzo 1861 venne proclamato il Regno d'Italia e la sua bandiera continuò ad essere, per consuetudine, quella della prima guerra d'indipendenza. Soltanto nel 1925 si definirono, per legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato. Quest'ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale. Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall'Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all'articolo 12 della nostra Carta Costituzionale. E perfino dall'arido linguaggio del verbale possiamo cogliere tutta l'emozione di quel momento. PRESIDENTE [Ruini] - Pongo ai voti la nuova formula proposta dalla Commissione: "La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni". (E' approvata. L'Assemblea e il pubblico delle tribune si levano in piedi. Vivissimi, generali, prolungati applausi.).
A questi tre colori è stato assegnato un significato ben preciso. Il significato romantico della scelta dei colori è:
oppure, meno romanticamente, il significato postumo assegnato popolarmente ai colori è il seguente:
Un'altra interpretazione della scelta dei colori è che essi siano quelli delle virtù teologali, che tradizionalmente sono:
Il colore nazionale dell'Italia è invece l'azzurro il quale campeggia parallelamente alla bandiera in eventi militari, sportivi ed istituzionali.
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PERCHE’
Volete sapere qual'è l'origine dell'epiteto "cornuto"?
Le spiegazioni sono tante e contrastanti, probabilmente dovute all’evoluzione che l’aggettivo “cornuto” col significato di tradito, ha subito nei secoli. Originariamente aveva un significato positivo e le corna erano addirittura un ornamento prestigioso. La sua accezione negativa risale al Medioevo, ai tempi dell'imperatore bizantino Andronico I (Costantinopoli - XII secolo), il quale, quando voleva una donna sposata, ne faceva imprigionare il marito, la possedeva nella casa di lei e, in segno di dispregio, usava far apporre davanti all'ingresso trofei di caccia con imponenti corna. Ecco perchè i mariti delle donne infedeli sono chiamati "cornuti"! Un altro significato può derivare dalla Sicilia araba, dove, i signori solevano andare a caccia di cervi nelle campagne palermitane. Dal momento che questi nobili musulmani stavano lontani dalle loro abitazioni per molti chilometri, decidevano di dormire in case del luogo in cui si divertivano con il loro hobby. I padroni di quelle dimore, allora, concedevano le loro mogli ai signori arabi, e questi, trascorsa la notte, come segno di apprezzamento del "dono ", consegnavano ai mariti "traditi", le corna dei cervi catturati, divenendo pertanto cornuti.
Infine sembrerebbe che l'aggettivo cornuto (tradito) derivi al maschio della capra - detto anche becco - e da qui il termine "far becco", "essere becco", perchè è noto che la capra femmina cambia spesso partner.
Da questo titolo ingiurioso derivano molte locuzioni come: “Avere più corna di un cesto di lumache, Cornuto e mazziato, … .
PERCHE' SI CHIAMA GRANDE MELA? Domanda dei ragazzi di www.art4bike.it
La prima volta che venne usata la similitudine "New York - Mela" fu nel 1909 da Edward S. Martin, nel libro "The Wayfaver in New York". Nel suo saggio su New York, il
Martin paragona lo stato di New York ad un melo le cui radici provengono dalla valle "proletaria" del Mississippi, mentre il frutto "aristocratico" dell'albero (appunto, la "grande" mela) riceve da parte del governo un sussidio economico sproporzionato nei confronti degli altri stati dell'unione federale. Il termine venne dimenticato fino agli anni '20, quando venne riproposto dal cronista sportivo John J. Fitzgerald che sentì questo termine sulla bocca di due stallieri afroamericani, che definivano così l'ippodromo di New York. L'espressione gli piacque e la usò sul New York Morning Telegraph, riferendosi sempre all'ippodromo, riportando come per gli scommettitori di corse ai cavalli, New York fosse sicuramente il circuito ("la mela") più ambìto e remunerativo.
I musicisti jazz nel corso degli anni '30 e '40 spesso usavano quest'appellativo, ancora una volta come una metafora del successo che ci si aspettava dal suonare nei club di Harlem e Broadway. Quando si suonava lontano da New York, si suonava "sui rami", al contrario suonare a New York significava suonare nella "Grande Mela"!
Il soprannome è stato rispolverato, dopo un periodo di silenzio, negli anni '70, quando Charles Gillet, presidente dell'ufficio del turismo, usò il termine nella campagna di promozione della città e New York City ne fece suo il simbolo di una mela rossa. Infine nel 1997 il sindaco Rudolph Giuliani ha battezzato "Big Apple Corner" l'angolo tra la 54 strada ovest e Broadway, dove John J. Fitzgerald abitò dal 1934 al 1963, per rendere omaggio al grande scrittore, in qualche modo padrino della definizione.
Fate come i ragazzi di "www.art4bike.it" e lasciatemi le vostre curiose domande.
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CHI E' AMBROGIO BONDONE?
Ambrogio Bondone, conosciuto semplicemente come Giotto (Giotto di Bondone) che sarebbe il diminutivo di Ambrogiotto o Angiolotto (Colle di Vespignano, FI, ca. 1267 - Firenze, 1337) è stato uno dei più influenti pittori del Trecento. Giotto Di Bondone nasce da una famiglia contadina nel 1269 che, come molte altre, si era inurbata a Firenze ed aveva affidato il figlio alla bottega di un pittore, Cenni di Pepi, detto Cimabue. Sembra dunque, solo una leggenda l'aneddoto della "scoperta" del giovane pittore da parte di Cimabue, mentre disegnava le pecore a cui badava. Giotto diventa in vita un artista simbolo, un vero e proprio mito culturale, detentore di una considerazione che non muterà, anzi crescerà nei secoli successivi. Rimutò l'arte superando degli schemi bizantini e introdusse il senso dello spazio, del volume e del colore anticipando i valori dell'età dell'Umanesimo. L'esperienza di apprendistato presso Cimabue fu, senz'altro, di stimolo per il giovane pittore, in quanto Cimabue all'epoca era un artista innovativo e dal linguaggio assolutamente moderno, che si liberava dai moduli bizantineggianti, evolvendo verso una pittura che assimilava l'arte classica, ricercando, contemporaneamente, effetti realistici ed espressivi. Importante in questo senso fu il viaggio a Roma, che offrì la possibilità di un confronto con la classicità, ma anche con artisti come: lo scultore Arnolfo di Cambio ed i pittori della scuola locale: Pietro Cavallini, Jacopo Torriti e Filippo Rusuti, che erano animati dallo stesso spirito di innovazione e sperimentazione operando nei cantieri delle grandi Basiliche inaugurati da Papa Niccolò III e da Papa Niccolò IV.
COS'E' LA 'O' DI GIOTTO?
Un giorno, Giotto torna alla sua bottega e ha la sorpresa di trovare un uomo riccamente vestito che gira tra i cavaletti e i quadri osservandoli con molta attenzione. Subito si avvicina al pittore. -Sua Santità Benedetto XI- dice a Giotto -desidera far pitturare grandi e belle pitture nelle basiliche di S. Pietro e S. Giovanni, ma non ha ancora deciso a quale pittore affidare questo incarico. Io vengo a suo nome per chiedere un'opera sua: la migliore! La porto a Roma, con quelle di molti altri artisti. Il papa deve scegliere il più bello di tutti questi quadri e chiamerà il suo autore a decorare le basiliche. Qual è il suo capolavoro? Giotto, invece di togliere dal cavaletto il migliore dei suoi dipinti stende un gran foglio di carta bianca. Poi, intinge il pennello nel barattolo del rosso e vi traccia a mano libera, in un baleno, un cerchio così perfetto che sembrava eseguito con compasso
-Ecco il mio miglior dipinto!- esclama Giotto, dando il foglio all'uomo.
-Vuole che io porti questo alla Sua Santità? -osserva stupito e offeso quello. -Non è possibile che non abbia nulla di meglio da darmi. O, forse, vuole burlarsi di me!-.
-No, messere - risponde Giotto - non ho altro da dare a Lei. Questo piacerà al Papa.
Dopo qualche giorno, infatti giunge a Giotto la lieta notizia che è stato scelto fra tutti i pittori italiani. Il Papa capisce, da quel semplice segno, la grande abilità dell'artista e la perfezione della sua arte. Così Giotto va a Roma e ancora oggi si possono ammirare nella città eterna, come pure a Firenze e ad Assisi, i suoi meravigliosi dipinti.
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A COSA SERVE L'UGOLA?
L’ugola è una struttura cilindrica ricca di muscoli che pende alla fine del palato molle (l'ultimo tratto del palato), ed è responsabile della salivazione.