LO SAPEVATE CHE....?
Ho trovato un simpatico sito sul web che informa su molte curiosità (http://www.exmontevecchio.com/curiosita.html). Sentite questa che è proprio bella. "Se una statua rappresenta una persona su un cavallo che ha entrambe le zampe anteriori sollevate, significa che la persona in questione è morta in guerra. Se il cavallo ha solo una zampa anteriore sollevata, la persona è morta a seguito di una ferita riportata in guerra. Se il cavallo ha tutte le quattro zampe a terra, la persona è morta per cause naturali."
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PERCHE' TENERE UN DIARIO ON LINE SI CHIAMA BLOG? Domanda di xleonardo
Il blog è un luogo dove si può (virtualmente) stare insieme agli altri e dove in genere si può esprimere liberamente la propria opinione. È un sito (web), gestito in modo autonomo dove si tiene traccia (log) dei pensieri; quasi una sorta di diario personale. Ciascuno vi scrive, in tempo reale, le proprie idee e riflessioni. Il termine blog è la contrazione di web log, ovvero "traccia su rete". Il fenomeno ha iniziato a prendere piede nel 1997 in America; nel 2001 è divenuto di moda anche in Italia, con la nascita dei primi servizi gratuiti dedicati alla gestione di blog. Il termine weblog è stato creato da Jorn Barger nel dicembre del 1997. La versione tronca blog è stata creata da Peter Merholz che nel 1999 ha usato la frase "we blog" (cioè "noi blogghiamo) nel suo sito, dando origine al verbo "to blog" (ovvero: bloggare, scrivere un blog).
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PERCHE' SI DICE SCHIACCIARE UN PISOLINO? Domanda di TheArkLady
Schiacciare un pisolino è un modo di dire popolare di origine toscana : già prima del 1573 il verbo stiacciare (schiacciare) veniva usato a Firenze per indicare il fare una breve dormita (“stiacciare un sonnellino”, A.Bronzino). Il termine pisolino è un diminutivo di pisolo e li troviamo usati entrambi in Toscana nella metà dell’Ottocento, assieme anche a pisolare, nel senso di un sonno breve e leggero. Pisolo è un termine attestato già dal 1796 nel dialetto veneziano e ha un’etimologia incerta. Si pensa che derivi dall’aggettivo pesolo, usato in letteratura nel significato di “pendulo, pendente o anche dondolante ( Dante Inferno : “ E ‘l capo tronco tenea per le chiome, pesol con mano a guisa di lanterna” ), per il tentennare della testa di chi dorme. Anche nel dizionario etimologico il termine pisolare significa muovere la testa qua e là e inchinarla proprio di chi sonnecchia.
Ricordati di lasciare una domanda curiosa nei commenti e ti pubblicherò.
PERCHE’
Volete sapere qual'è l'origine dell'epiteto "cornuto"?
Le spiegazioni sono tante e contrastanti, probabilmente dovute all’evoluzione che l’aggettivo “cornuto” col significato di tradito, ha subito nei secoli. Originariamente aveva un significato positivo e le corna erano addirittura un ornamento prestigioso. La sua accezione negativa risale al Medioevo, ai tempi dell'imperatore bizantino Andronico I (Costantinopoli - XII secolo), il quale, quando voleva una donna sposata, ne faceva imprigionare il marito, la possedeva nella casa di lei e, in segno di dispregio, usava far apporre davanti all'ingresso trofei di caccia con imponenti corna. Ecco perchè i mariti delle donne infedeli sono chiamati "cornuti"! Un altro significato può derivare dalla Sicilia araba, dove, i signori solevano andare a caccia di cervi nelle campagne palermitane. Dal momento che questi nobili musulmani stavano lontani dalle loro abitazioni per molti chilometri, decidevano di dormire in case del luogo in cui si divertivano con il loro hobby. I padroni di quelle dimore, allora, concedevano le loro mogli ai signori arabi, e questi, trascorsa la notte, come segno di apprezzamento del "dono ", consegnavano ai mariti "traditi", le corna dei cervi catturati, divenendo pertanto cornuti.
Infine sembrerebbe che l'aggettivo cornuto (tradito) derivi al maschio della capra - detto anche becco - e da qui il termine "far becco", "essere becco", perchè è noto che la capra femmina cambia spesso partner.
Da questo titolo ingiurioso derivano molte locuzioni come: “Avere più corna di un cesto di lumache, Cornuto e mazziato, … .
PERCHE' SI CHIAMA GRANDE MELA? Domanda dei ragazzi di www.art4bike.it
La prima volta che venne usata la similitudine "New York - Mela" fu nel 1909 da Edward S. Martin, nel libro "The Wayfaver in New York". Nel suo saggio su New York, il
Martin paragona lo stato di New York ad un melo le cui radici provengono dalla valle "proletaria" del Mississippi, mentre il frutto "aristocratico" dell'albero (appunto, la "grande" mela) riceve da parte del governo un sussidio economico sproporzionato nei confronti degli altri stati dell'unione federale. Il termine venne dimenticato fino agli anni '20, quando venne riproposto dal cronista sportivo John J. Fitzgerald che sentì questo termine sulla bocca di due stallieri afroamericani, che definivano così l'ippodromo di New York. L'espressione gli piacque e la usò sul New York Morning Telegraph, riferendosi sempre all'ippodromo, riportando come per gli scommettitori di corse ai cavalli, New York fosse sicuramente il circuito ("la mela") più ambìto e remunerativo.
I musicisti jazz nel corso degli anni '30 e '40 spesso usavano quest'appellativo, ancora una volta come una metafora del successo che ci si aspettava dal suonare nei club di Harlem e Broadway. Quando si suonava lontano da New York, si suonava "sui rami", al contrario suonare a New York significava suonare nella "Grande Mela"!
Il soprannome è stato rispolverato, dopo un periodo di silenzio, negli anni '70, quando Charles Gillet, presidente dell'ufficio del turismo, usò il termine nella campagna di promozione della città e New York City ne fece suo il simbolo di una mela rossa. Infine nel 1997 il sindaco Rudolph Giuliani ha battezzato "Big Apple Corner" l'angolo tra la 54 strada ovest e Broadway, dove John J. Fitzgerald abitò dal 1934 al 1963, per rendere omaggio al grande scrittore, in qualche modo padrino della definizione.
Fate come i ragazzi di "www.art4bike.it" e lasciatemi le vostre curiose domande.
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PERCHE' SI DICE FARE FIASCO?
Anticamente c'era a Firenze un artista comico che, ogni sera, si presentava tenendo fra le mani un oggetto nuovo; e su questo oggetto improvvisava versi buffi che facevano ridere il pubblico. Una sera si presentò con un fiasco, ma i versi non piacquero e ci fu un concerto di fischi. Da allora in poi si disse far fiasco per non riuscire in qualche cosa.
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QUAL'E' L'ETIMOLOGIA DELLA PAROLA FERIE? Domanda posta da Akio
Capita ogni tanto che ci chiediamo perché chiamiamo ferie i giorni durante i quali non lavoriamo e poi chiamiamo giorni feriali quelli durante i quali lavoriamo. Feria vuol dire festa; ma nel calendario liturgico cattolico si intende ogni giorno della settimana non festivo (Feria Prima) dedicato al Signore e quindi Dominica dalle Feriae Secundae (lunedì) Feriae Tertiae (martedì), ecc. dedicate ad altri santi. E’ strano come i due vocaboli si contrappongano, ma questa apparente contraddizione si spiega con l’etimologia del termine che deriva comunque da festa e che col tempo si è evoluto diversificandone l’uso.
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PERCHE’ LA MUCCA FA MU E IL MERLO NON FA ME? Domanda di striscia
Parole come “miao”, “bau”, “cip-cip” sono dette onomatopeiche. L’onomatopea è una branca della linguistica che si occupa di queste figure retoriche di parola che consistono nell'imitazione di un suono naturale attraverso un segno linguistico. "Tic-tac", ad esempio, imita il rumore dell'orologio.
Dopo questa breve introduzione posso entrare nel merito della questione: l’apparato vocalico della mucca permette la fuoriuscita di un suono “labiale sonorante nasale” (mu) e non può permettersi di fare un verso “sibilante” come quello di un merlo e viceversa.
Continuate a lasciare le vostre domande tra i commenti.
COME MAI AL MONDO CI SONO TANTE LINGUE DIVERSE? PERCHE’ ALCUNE DI LORO COME IL GIAPPONESE E IL DANESE SONO COSI’ DIFFICILI? Quesito posto da "Bolo" il quale (in erasmus in danimarca) 'fa a cazzotti' col danese.
Secondo stime recenti le lingue parlate attualmente nel mondo sono circa 4500, ma tale numero sale almeno a 20.000 considerando le loro varianti principali (dialetti). Questa grande varietà di parlate può essere ordinata secondo il metodo di classificazione genetica che ha come scopo la distinzione di grandi famiglie linguistiche, che racchiudono idiomi che hanno un’origine comune. Il concetto di classificazione genetica delle lingue si può far risalire ai miti ebraici della torre di Babele e dell'arca di Noè, i cui tre figli Sem, Cam e Iafet avrebbero dato origine alle lingue dell'Asia, dell'Africa settentrionale e dell'Europa; in realtà il metodo usato dai glottologi per verificarne l’origine è il metodo comparativo. Infatti è possibile confrontare diverse lingue come lo spagnolo e l’italiano (fanno parte della famiglia delle lingue romanze) oppure il tedesco e l’inglese (facenti parte della famiglia delle lingue romanze) per comprendere che derivano da un ceppo linguistico comune (lingue indoeuropee).
In linea di massima possiamo riassumere così come si sono evolute le lingue indoeuropee : oltre 5000 anni fa, popolazioni che parlavano una medesima lingua -l’indoeuropeo- muovendo dalle steppe dell’Asia raggiunsero le sponde dell’Atlantico diramandosi in più popoli ed evolvendosi indipendentemente. Oggi quella lingua comune non esiste più poiché ha dato origine ad altre lingue chesi sono adattate alle esigenze comunicative dei vari popoli che si sono succeduti.
Quanto al danese, questa è una lingua che ha subito gli influssi del tedesco e che usufruiva forme diverse di lingua per usi diversi (scritto/orale/formale/informale); questa assunse forma definitiva solo a partire del 1500, ma ancora nel XIX secolo continuava a trasformarsi assumento molti vocaboli da tedesco, francese e inglese, soprattutto termini tecnici. Inoltre un'ortografia standard autorizzata, con successive revisioni, venne fissata nel 1871; e una riforma del 1948 abolì i caratteri maiuscoli nei nomi comuni e sostituì aa con å, avvicinando il danese al norvegese e allo svedese.
Esistono poi al mondo – o sono esistite – alcune lingue isolate, cioè che non mostrano parentele verificabili e per questo più difficili perché lontane dalle altre che già conosciamo: tra queste il giapponese, il basco, l'etrusco e il sumerico.
Non è facile riassumere in così poche righe e in termini non tecnici un argomento così vasto, spero comunque di essere stata abbastanza esaudiente.
Continuate a chiedere! ! !
PERCHE' IL BUCATO SI CHIAMA COSI'? Quesito posto da 'francifra'
Con questo termine intendiamo la lavatura o la tintura della biancheria fatta con acqua e sapone. Questo nome deriva dal "francone" bukon che significa immergere. Il francone è una lingua germanica affine al nederlandese e parlato in una stretta fascia occidentale della germania. Le lingue romanze (l'italiano, lo spagnolo, il francese....) e le lingue germaniche (il tedesco, l'inglese...) appartengono entrambe al ceppo indoeuropeo; le lingue indoeuropee, in particolare nelle loro frasi più antiche, avevano in comune una ricca morfologia (questo spiega la somiglianza dei due termini); in seguito col passare del tempo le lingue si sono evolute in base alle proprie esigenze comunicative.
Se avete delle curiosità non esitate a chiedere