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DA DOVE CURIOSATE:

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lunedì, 26 febbraio 2007, ore 19:02
Scarabocchiato da Elisya in personaggi, curiositĂ 

CHI E' AMBROGIO BONDONE?

Ambrogio Bondone, conosciuto semplicemente come Giotto (Giotto di Bondone) che sarebbe il diminutivo di Ambrogiotto o Angiolotto (Colle di Vespignano, FI, ca. 1267 - Firenze, 1337) è stato uno dei più influenti pittori del Trecento. Giotto Di Bondone nasce da una famiglia contadina nel 1269 che, come molte altre, si era inurbata a Firenze ed aveva affidato il figlio alla bottega di un pittore, Cenni di Pepi, detto Cimabue. Sembra dunque, solo una leggenda l'aneddoto della "scoperta" del giovane pittore da parte di Cimabue, mentre disegnava le pecore a cui badava. Giotto diventa in vita un artista simbolo, un vero e proprio mito culturale, detentore di una considerazione che non muterà, anzi crescerà nei secoli successivi. Rimutò l'arte  superando degli schemi bizantini e  introdusse il senso dello spazio, del volume e del colore anticipando i valori dell'età dell'Umanesimo. L'esperienza di apprendistato presso Cimabue fu, senz'altro, di stimolo per il giovane pittore, in quanto Cimabue all'epoca era un artista innovativo e dal linguaggio assolutamente moderno, che si liberava dai moduli bizantineggianti, evolvendo verso una pittura che assimilava l'arte classica, ricercando, contemporaneamente, effetti realistici ed espressivi. Importante in questo senso fu il viaggio a Roma, che offrì la possibilità di un confronto con la classicità, ma anche con artisti come: lo scultore Arnolfo di Cambio ed i pittori della scuola locale: Pietro Cavallini, Jacopo Torriti e Filippo Rusuti, che erano animati dallo stesso spirito di innovazione e sperimentazione operando nei cantieri delle grandi Basiliche inaugurati da Papa Niccolò III e da Papa Niccolò IV.

COS'E' LA 'O' DI GIOTTO?

Un giorno, Giotto torna alla sua bottega e ha la sorpresa   di trovare un uomo riccamente vestito che gira tra i cavaletti e i quadri osservandoli con molta attenzione.  Subito si avvicina  al pittore. -Sua Santità Benedetto XI- dice a Giotto -desidera far pitturare grandi e belle pitture nelle basiliche di S. Pietro e S. Giovanni, ma non ha ancora deciso a quale pittore affidare questo incarico. Io vengo a suo nome per chiedere un'opera sua: la migliore! La porto a Roma, con quelle di molti altri artisti. Il papa deve scegliere il più bello di tutti questi quadri e chiamerà il suo autore a decorare le basiliche. Qual è il suo capolavoro?        Giotto, invece di togliere dal cavaletto il migliore dei suoi dipinti stende  un gran foglio di carta bianca. Poi, intinge il pennello nel barattolo del rosso e vi traccia a mano libera, in un baleno, un cerchio così perfetto che sembrava eseguito con compasso

       -Ecco il mio miglior dipinto!- esclama Giotto, dando il foglio all'uomo.

       -Vuole che io porti questo alla Sua Santità? -osserva stupito e offeso quello. -Non è possibile che non abbia nulla di meglio da darmi. O, forse, vuole burlarsi di me!-.

       -No, messere - risponde Giotto - non ho altro da dare a Lei. Questo piacerà al Papa.

          Dopo qualche giorno, infatti giunge a Giotto la lieta notizia  che è stato scelto fra tutti i pittori italiani. Il Papa capisce, da quel semplice segno, la grande abilità dell'artista e la perfezione della sua arte.   Così Giotto va a Roma e ancora oggi si possono ammirare  nella città eterna, come pure a Firenze e ad Assisi, i suoi meravigliosi  dipinti.

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